Napoli, ma non solo/ Cosa sono queste “Dolomiti” di Antonio Bassolino?

copertina-le-dolomiti-di-napoliLa scorsa settimana sono stato invitato a presentare a Casoria “Le Dolomiti di Napoli”, l’ultimo libro di Antonio Bassolino. Nello sfogliarlo a distanza di qualche mese – è uscito a metà dello scorso novembre – mi sono accorto di confonderlo con un precedente libro, uscito quattro anni fa, intitolato “Napoli-Italia”. E in effetti, questi due libri sono in qualche modo complementari. Nel 2010 la narrazione di Bassolino si concentrava però più su una dimensione pubblica, tracciando le tappe della sua carriera politica, anche con frequenti riferimenti alla vita privata. Nel suo nuovo libro, la dimensione privata si dilata, divenendo quasi intima; e si fa strada un sentimento – il tratto forse più umano, capace di coinvolgere il lettore – che è quello della delusione: delusione delle persone incontrate e avute accanto, ma anche di una stagione che è andata come è andata. Vengono fuori, infatti, anche gli errori; e uno su tutti, il più grande, la (troppo) lunga permanenza al potere: sedici anni, prima come sindaco di Napoli e poi presidente della Regione Campania, con una breve parentesi romana al Ministero del Lavoro.

Sedici anni, all’inizio dei quali Antonio Bassolino è stato il protagonista di una delle più belle “primavere” di Napoli. Perché sarebbe ingeneroso e ipocrita, non ricordare il baratro in cui era affondata la Napoli degli anni Ottanta – nell’opinione nazionale inferno di terremotati, camorristi e colerosi – e la rinascita di un dibattito a metà degli anni Novanta: quando, grazie ad una nuova vision politica, Napoli è passata dall’essere l’epicentro di un Sud arretrato e sconfitto, a simbolo di una possibile rivincita. Certo, non possiamo nemmeno negare che quella scommessa sia stata persa, e dopo l’entusiasmo iniziale, col passare degli anni, Antonio Bassolino è diventato il bersaglio politico preferito di quanti – da destra a sinistra – hanno cavalcato, e continuano a cavalcare, l’insoddisfazione e la protesta. Una insoddisfazione e un malessere che non sono solo di Napoli e della Campania, ma che sono ormai nel cuore – e soprattutto nello stomaco – della maggioranza degli Italiani. Perché non dobbiamo raccontarci certo storie: l’Italia sta attraversando negli ultimi tempi uno degli inverni più freddi, più implacabili, della nostra storia.

Ed eccole, allora, le Dolomiti: gli ostacoli, le montagne, che Bassolino ha dovuto scalare nel corso di questi anni. E credo che la delusione più grande sia stata quella di arrivare in cima e trovare il ghiaccio. La glaciazione della nostra democrazia. Antonio Bassolino è uno di quelli che ha attraversato questo grande freddo: i consigli regionali, il parlamento, gli stessi partiti: strutture dominate da oligarchie di interessi, che si sono letteralmente blindate, che si sono costruire un sistema di regole per garantirsi, che rende inutile ogni idea e ogni progetto; perché, nei fatti, non lascia alcun vero margine di agibilità politica. Sono le regole di un vecchio gioco, sono un ghiacciaio sul quale non c’è chiodo che faccia presa; un ghiacciaio sul quale si scivola, e sul quale è scivolato lo stesso Antonio Bassolino. Perché per sciogliere un simile ghiacciaio non basta una primavera, ma ci vorrebbe una lunga torrida estate, di caldo sahariano.

Eppure è proprio questo congelamento – delle oligarchie e delle lobbie di potere – che produce la glaciazione della nostra democrazia, e che tiene in ostaggio lo sviluppo del Paese; nel quale monta, e cresce e cresce, una protesta che è come un “fiume in piena”. Una protesta legittima e sacrosanta, ma sulla quale non si può costruire nulla: perché sulla disperazione, ovvero sulla mancanza di speranza, non si può costruire un bel niente. Per cominciare a costruire qualcosa, c’è bisogno, invece, di un pensiero buono dal quale partire. E forse raccontarsi, come in una ideale “Spoon River”, può essere un buon modo per ripartire: anche attraverso un libro come questo, che ripercorre le passioni – che la mia generazione non ha avuto la fortuna di conoscere – di un’epoca, e gli errori di una stagione più recente, che deve considerarsi conclusa. Ma per farlo, dobbiamo far pace con la storia; e trovare, insieme, nuovi motivi.

(Trascrizione del mio breve intervento alla presentazione di Casoria del 27 marzo 2014).

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