Premio Strega/ La Napoli del Seicento candidata con Antonella Cilento

lisari_cilentoMondadori candida al prossimo Premio Strega una storia molto femminile e molto napoletana: Lisario, o il piacere infinito delle donne, l’ultimo libro di Antonella Cilento. Il romanzo – in uscita proprio in questi giorni – è ambientato nella Napoli del Seicento, e racconta la storia di Lisario Morales, muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, che legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio, e lei per sottrarsi cade addormentata.

Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come nella più classica delle fiabe, finisce nelle mani di un medico fallito –  Avicente Iguelmano – venuto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra incertezze e pudori, paure, la terapia – la più prevedibile, quanto illecita – avrà successo, ma  spalancherà davanti alla fragile mente del dottore, superstiziosa e supponente, un abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l’incontrollabile ed eversiva energia delle donne.

L’affresco meraviglioso della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla bravura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi. E non a caso si citano questi pittori. Sotto il dominio degli spagnoli infatti la città raggiunge il massimo del fulgore attirando ricchi banchieri e pittori di fama, fra cui i due artisti fiamminghi destinati a ricoprire un ruolo fondamentale nel nostro romanzo: il maestro di scena Jacques Colmar e Michael de Sweerts.

Storia di una donna che scopre il piacere, di un pittore che scopre la passione, di una città intera che si ribella ai potenti, Lisario o il piacere infinito delle donne è soprattutto un romanzo di avventure, molto vicino alla maniera in cui, per l’appunto, si scrivevano nel Seicento, dal Quijote di Cervantes al Gil Blas de Santillana di Lesage, romanzi epici e picareschi con apparenti saggi del tutto folli e conclamati pazzi non scevri di qualche saggezza, fra capipopolo, assassini, ermafroditi, pirati, mercenari del sesso e del potere, donne mutate in statue e razzismo omosessuale, creature dell’incubo o del sogno, in una girandola infuocata di invenzioni, tutte attorcigliate attorno allo stesso interrogativo: ma è del primo Seicento che qui si narra o di noi e di oggi?

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