Figli di N.N. (a Maurizio De Giovanni)

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La verità è che forse siamo tutti figli di NN. Ma non pensate subito a male: siamo figli di una Nazione Napoletana, forse dispersa, forse solo persa e disorientata. Forse, siamo tutti dentro al grande naufragio di una Patria, anche letteraria. Magari perché abbiamo avuto cattivi timonieri, o perché siamo stati proprio noi a smettere di remare: o ci siamo addirittura ammutinati, ubriachi, e adesso ci trascina la deriva. Ma non possiamo continuare a lungo, a navigare a vista. Dovremmo costruire una bussola, aggiustare il timone, trovare la rotta.

Condivido l’idea di Maurizio De Giovanni, di istituire una cattedra di lingua e letteratura napoletana (di cui già si contano negli atenei napoletani studiosi competenti e appassionati); e anzi rilancio, perché sono convinto che ci sia bisogno anche di una cattedra di storia e geografia economica, magari campana. Esiste infatti una pressoché totale ignoranza della storia di Napoli – che fu storia di uno stato europeo e mediterraneo – tra gli stessi napoletani, che ne hanno una concezione aneddotica e spesso errata, ancora più confusa dal bailamme semplicistico dei programmi scolastici.

Per non parlare degli stakeholder, i decisori pubblici e privati, politici e imprenditori che con le loro scelte trasformano il territorio: ma come si può migliorare ciò che non si conosce? Come possono amare la loro città, i napoletani, e soprattutto le nuove generazioni, se non la conoscono? se non conoscono la sua storia, le voci di quelli che l’hanno attraversata, e hanno scritto pagine di letteratura, ma anche di musica, di teatro, di cinema.

Napoli ha prodotto straordinarie letterature. E continua a farlo, attraverso un ricchissimo e variegato mondo autoriale, al quale appartiene lo stesso De Giovanni. Ma proprio per la spaventosa ignoranza dei “decisori”, a Napoli niente riesce a fare sistema. Soprattutto la cultura. Basta guardarsi intorno, per rendersi conto dello spaventoso inverno che stiamo attraversando: con quest’opera dei pupi del Forum, la deriva del San Carlo, i Girolamini depredati, Città della Scienza in cenere, Bagnoli spogliata persino del rame, i libri dell’Istituto per gli Studi filosofici imballati, l’amarezza del grande Roberto De Simone che torna ogni tanto come un singhiozzo.

Al punto a cui siamo giunti, quelli che amano questa città, se non lo fanno per interesse o per convenienza, posso farlo solo per un puro atto di fede. Fede in chi volete voi, in qualche Madonna o in San Gennaro, piuttosto che in Maradona; nella Bella ‘Mbriana, o nei Lari, nei Mani, nei Penati: nel priatòrio della anime che sopravvivono dentro la nostra, in questo cazzo di sentimento dal quale dovunque fuggi non puoi mai scappare, che ti ripete che Napoli non è solo una bellissima città col mare, ma è la terra dei tuoi padri: è la Patria, che pure se è naufragata, ti farà sempre appartenere ad una Nazione.

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