Critica/ Narrativa meridionale, un discorso da riprendere

ImmagineTra “casi” e polemiche, librerie che chiudono, editori che latitano e scrittori che espatriano, c’è anche chi prova a rilanciare, più seriamente, un dibattito sulla narrativa meridionale. “Letti d’un fiato” è il titolo del libro uscito di recente per Homo Scrivens, in cui Raffaele Messina ha raccolto una serie di recensioni apparse negli ultimi anni su varie riviste. Ci sono le segnalazioni di diversi “esordi”, alcuni interessanti e forse troppo presto liquidati nel turnover sempre più serrato che brucia ormai decine di novità al mese. Ma ci sono soprattutto gli scrittori a cui è stata appiccicata quell’odiosa (ma spesso fortunata) etichetta di “napoletani”: tra gli altri, Maurizio De Giovanni ed Ermanno Rea, Ruggiero Cappuccio  e l’immancabile Roberto Saviano, Diego De Silva e Angelo Petrella.

Sfuggendo ai cliché abusati, Raffaele Messina traccia delle analisi puntuali ed originali: esamina, ad esempio, seriamente lo stile di scrittura e narrativo di Gomorra senza scadere nel pettegolezzo critico che ha accompagnato il successo di Saviano; colloca, giustamente, La dismissione agli epigoni del romanzo industriale; esplora una delle più originali e riuscite scritture degli ultimi anni, che è quella di Angelo Petrella.

Ma ciò che più colpisce nella lettura del libro è il fatto che, nonostante la natura volutamente frammentaria del volume, non si può far a meno di intuire comunque un’architettura sottesa, un disegno che si va delineando. Un discorso da riprendere, per salvare dal maremagnum delle “scritture a perdere”, una serie di autori e di opere che domani saranno forse l’ossatura intorno alla quale ricostruire un sistema. Mettendo una dietro l’altro le recensioni, guardando anche quello che manca, ci si rende insomma conto che bisogna cominciare a tracciare un profilo di quella che è stata la narrativa meridionale – o magari anche solo di area napoletana, campana – degli ultimi decenni, perché con un po’ di coraggio, e di passione, può emergere un quadro più organico, di una situazione che appare, forse, ancora troppo sovraffollata e confusa. Ad un simile dibattito, fanno però bene contributi come questo di Raffaele Messina. E non credo sia un caso, che il direttore della collana – nonché l’editore di Homo Scrivens – sia Aldo Putignano, autore delle parti più pregevoli di “Napoli città’ d’autore: Un racconto letterario da Boccaccio a Saviano”, l’opera in due volumi (uscita qualche anno fa per la Cento Autori) diretta da Raffaele Giglio, autore a sua volta di contributi fondamentali della storia della letteratura meridionale.

Raffaele Messina, Letti d’un fiato, Napoli, Homo Scrivens, 2013 (pp. 153, euro 12,00)

http://www.homoscrivens.it/

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