Il ritorno di Malacqua

pironti_malacquaA giugno Tullio Pironti riporta in libreria, dopo trent’anni di assenza, Malacqua di Nicola Pugliese. È un libro che parla di Napoli, voluto da Italo Calvino che nel 1977 lo fece pubblicare da Einaudi. Per Nicola Pugliese, scomparso l’anno scorso, è il romanzo di una vita, l’unico che abbia scritto. Per molti appassionati a caccia delle ultime copie fuori catalogo, è un piccolo capolavoro. Per gli “arcicritici”, invece, è un libro poco male, ma non è il capolavoro di cui cantano gli appassionati…

Di certo Malacqua è un libro tutt’altro che perfetto: incompiuto come giallo, informe nella struttura, persino sconclusionato nella trama. Anzi, è proprio la negazione di un romanzo. Eppure, questo libro ha una sua coerenza, che non è necessariamente quella ordinaria e convenzionale. Perché a Nicola Pugliese, forse fortuitamente, è riuscita un’alchimia unica, che è quella di racchiudere in un libro la storia e il destino di una città, che poi sono anche la storia e il destino di una umanità che si interroga, e attende e spera, e nasce e muore: da sempre e per sempre.

Sono stato spesso a trovare Pugliese nel suo esilio di Avella, il paesino ai piedi dell’Appennino in cui si era ritirato lasciando Napoli, il lavoro, e la vita che era andata com’era andata; e tutte le volte ho pensato alle parole di Camus, alla madre di Meursault ritiratasi a Marengo: “una piccola tregua malinconica”, questa era la vita nella piazza di Avella, senza più attese, senza Accadimenti straordinari. Malacqua invece è tutto tessuto intorno a questa straniante attesa, che si consuma nell’arco di un lungo temporale durato quattro giorni, che rimescola le vite e le vicende della gente come un mazzo di carte, che le puoi cambiare d’ordine, ma sempre quelle restano, e sempre tanto valgono. Perché se sei un re resti un re, se sei una scartina non vali niente: e l’unico modo per cambiare qualcosa è quello di inventarsi un nuovo gioco. Malacqua è quel nuovo gioco, in cui tutte le carte tornano ad essere ritagli colorati, e possono indovinarti il destino con spietata fatalità, o mutare di seme con un trucco da prestigiatore. Come gioco baro, come una partita in cui hai già deciso di puntare tutto anche bluffando, Malacqua può essere tutto: un libro poco male, o un piccolo grande capolavoro. 

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