Reportage/Arnaldo Capezzuto riprende “Le Salicelle salvate dai ragazzini”

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Devo ringraziare Arnaldo Capezzuto, caparbio cronista anti-camorra e blogger del Fatto Quotidiano, per aver ripescato dalla rete (del web) Le Salicelle salvate dai ragazzini nel suo lungo servizio – con le foto del bravo Gaetano Massa – per l’ultimo numero de “il Reportage” di gennaio-marzo 2013. Finora nessuno se ne era interessato: Le Salicelle salvate dai ragazzini è un singolare reportage che realizzai nella primavera del 2007, ed è il frutto di un laboratorio di giornalismo tenuto nella scuola media delle Salicelle, la “Scampia” di Afragola. Come il famigerato quartiere di Secondigliano, le Salicelle sono il risultato deviato della ricostruzione post-terremoto: un  rione trasformatosi in un ghetto di disagio e di degrado. A raccontare il loro quartiere sono stati i ragazzini, reclutati tra la parrocchia e la scuola, ma più spesso la strada. Non erano i soliti “bravi” selezionati dai professori, ma i più “scassati”. Ragazzini cresciuti troppo presto, che giornalisti non lo saranno mai. Ma che per una primavera hanno giocato a farlo. Scattando centinaia fotografie e scrivendo decine di articoli sgrammaticati. Ragazzini che chiedevano solo di avere una voce. Di raccontare. E trovare qualcuno che invece di dire loro cosa fare fosse disposto, per una volta, ad ascoltarli.

Scarica “Le Salicelle salvate dai ragazzini” in PDF  

Così è nato il reportage, e tutto, dalla struttura ai temi da trattare, dai testi alle foto sono dei ragazzi. Giovanissimi reporter nel quartiere cosiddetto “difficile”, nel lager della ricostruzione post-terremoto, che per loro è solo il teatro della vita di ogni giorno. Con le strade che intasano monnezza e le case che cadono a pezzi. Con le strutture abbandonate (mercato, ambulatorio, posta, asilo) e i giardini che sono una giungla di erbaccia, rifiuti e siringhe. Con i giovinastri che si bucano e pippano crack all’angolo della via. E tante, troppe “disgrazie che succedono”, come dicono loro. Con le speranze deluse, che diventano troppo presto sfiducia. O, peggio ancora, arroganza e violenza.

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