La tomba perduta di Ribera/L’orribile visita di Croce alla chiesa di Mergellina

croce_spagnoletto«Che fine ha fatto il corpo dello Spagnoletto?»: qualche tempo fa Alessandro Chetta sollevò dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno la questione della tomba del Ribera, che avrebbe dovuto trovarsi nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, ma della quale non si trova traccia. La discussione avviata portò alla clamorosa constatazione che, con grande probabilità, i resti del famoso pittore sono andati perduti in una scriteriata ristrutturazione della “chiesa inferiore”, ovvero della cripta, che intorno agli anni Settanta fu svuotata di tutto il contenuto accumulato nei secoli: anche dei morti. Le orribili condizioni in cui versava quella cripta furono descritte da Benedetto Croce – inconsapevole che il Ribera fosse là sepolto – in un articolo apparso nel 1892 su «Napoli Nobilissima». Ecco la pagina tratta da B. Croce, La tomba di Jacobo Sannazaro e la chiesa di S. Maria del Parto, «Napoli nobilissima», I (1892), n. 5, p. 75 >>

E qui vi trovate in un luogo orrendo, un deposito di ciarpame inutile e polveroso, ciarpame che sono ossa umane! Per ogni parte, in quella che fu già la navata della chiesetta, si veggono casse aperte o sfondate; alle pareti pendono, messi di traverso, rotti, sudici, tabernacoletti o scarabattoli, di varia grandezza, in ciascun dei quali è un teschio umano, o un cadaverino di fanciullo, o un gran cadavere d’adulto. Spesso, in una sola urna, sono stati ammucchiati varii teschi. Ecco qui un bambinello, ancora accuratamente calzato, colle piccole scarpette; là lo scheletro gigantesco di una vecchia donna; più in qua, il corpo piccoletto di una giovane sposa di diciassette anni, colla testa ancora coperta di biondi capelli. A un lato, si vede un cadavere scontorto nei dolori dell’agonia, la testa rovesciata, la bocca aperta a gridare: è quello d’un francese – dice lo scaccino – che morì avvelenato dai funghi; ed io mi ricordo quando andarono a prenderlo a Posillipo. Dall’ altro lato, un tabernacolo in mezzo alla chiesa, porta scritto: Gennaro Capurano morto 22 di agosto 1834 nostro fratello tesoriere. Era nu sanzaro de frutta – continuano i ricordi dello scaccino -, e quando io, ragazzo, gli portavo qualche mmasciata, mi regalava, ogni volta, due grani. Alcuni cadaveri sono scoverti, e mezzo tratti in fuori dalle loro urne. Lo scaccino racconta che, facendosi alcuni lavori nei luoghi vicini, i muratori venivano a far baldoria tra i cadaveri, e strappavano loro di dosso i lenzuoli funebri e le altre vesti: una vera danza macabra!

Come mai la Confraternita, o chi per essa, non prende cura che questi resti umani abbiano un onesto riposo? E tra essi san certo i resti dei padri e degli avoli dei presenti confratelli. Noi facciamo molti reclami pei monumenti e per le strade della città: mi si permetta di farne uno, una volta, in nome della pietà e del rispetto che si deve ai defunti.

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