Premio Napoli/Forum dei bisogni: «Il sazio non crede al digiuno»:

locandina_il_sazio_non_crede Il sazio non crede al digiuno è il titolo scelto dalla Fondazione Premio Napoli per chiudere l’anno di attività del Forum dei bisogni – Mangiare Bere Abitare. Appuntamento giovedì 20 dicembre 2012 presso la chiesa dei SS. Marcellino e Festo, in Largo San Marcellino con Giancarlo Alfano, Carmelo Colangelo, Gabriele Frasca, Enzo Moscato.

Un detto popolare lancinante: “Il sazio non crede al digiuno” significa infatti che il bisogno è incomunicabile, che è impossibile per gli esseri umani capirsi quando c’è da condividere la mancanza. Una impossibilità ancor più inquietante quando si pensa che il bisognoso è di solito il “senza-parola”, colui che non può dire da sé la propria condizione. “Il sazio non crede al digiuno” significa pertanto che noi tutti non riusciamo a credere a nessuno dei discorsi che ci vengono proposti a proposito della povertà: nonostante i tempi che corrono, nonostante l’evidenza che è oggi sotto il naso di ognuno.

Il Forum chiude la prima fase dei suoi lavori facendo il consuntivo di cinque intensi mesi (luglio-dicembre) e rilanciando verso le attività del 2013 con tre brevi interventi di Giancarlo Alfano, Carmelo Colangelo e Gabriele Frasca. Secondo la consueta formula del Forum che miscela saperi scientifici, umanistici e arti, anche questo appuntamento prevede un momento performativo particolarmente importante e vede nuovamente protagonista Enzo Moscato come per l’anteprima di luglio del Forum “La fame non aspetta” quando l’attore partenopeo ha letto e interprato “Una modesta proposta” da J. Swift.

Il ponte tra la fame e l’abitare, tema del prossimo anno, è dunque affidato a Enzo Moscato, che per l’occasione propone un suo monologo sullo statuto insidioso del domestico a Napoli (quale fame, quale abitare…) dal titolo: “Spiritilli” (reading di e con Enzo Moscato). Nello specifico “Spiritilli”, arcano frammento di “ RITORNANTI “, uno degli ultimi spettacoli di Enzo Moscato, è la storia dell’ incontro dell’ umano e del familiare con l’ elemento mitico e favoloso che da sempre a Napoli abita i cuori e le case: storia di fantasmi che mentre visitano, arricchendole, le vite degli umili e dei diseredati, allo stesso tempo le stravolgono fino allo sconvolgimento catastrofico. Un modo, insomma, per salutarsi verso l’anno nuovo, consapevoli che il lavoro dovrà essere ancora più intenso, ancora più stretto sulle evidenze che ci circondano.

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