NapoliArte/L’arciconfraternita della Pietà di Casoria, un tesoro da riscoprire

Un ciclo di affreschi di fine Seicento con episodi della vita di Gesù, fino alla tela con la Pietà, superba copia dello Spagnoletto: è l’inedita testimonianza che conserva Casoria di Pietro di Martino. Morto quasi ottantenne nel 1736, l’artista lavorò a Napoli tra i Santi Apostoli, la Pietrasanta, e la chiesa dell’Ospedaletto, l’attuale San Giuseppe Maggiore in via Medina. Ma secondo lo storico Bernardo De Dominici, di Martino realizzò “la migliore di tutte le sue opere” a Casoria. Vai alla galleria sul sito di Repubblica. Tra gli affreschi dell’oratorio della Pietà di Casoria, il più impressionante è sicuramente il grande “Calvario” che domina la parete di fondo, datato 1699. Lunga sei metri, questa composizione di straordinaria armonia, unisce il manierismo dei sentimenti – il dolore delle donne, il cielo cupo che avvolge la crocifissione – al realismo di certi particolari, come i soldati a cavallo e il cane che guarda la scena. Ma a causa di un’infiltrazione, parte del dipinto sta lentamente scomparendo. Meno compromessi sono gli affreschi del soffitto: “Cristo caricato della croce”, il “Battesimo di Gesù” (ovvero la circoncisione), e il grande riquadro centrale con “Gesù tra i dottori nel tempio”, soggetto poco frequentato, di cui De Martino offre un’originale interpretazione riuscita fin nei minimi particolari.

L’Arciconfraternita di Santa Maria della Pietà di Casoria è una delle più antiche della provincia di Napoli. L’attuale oratorio, attiguo alla chiesa di San Mauro, è stato realizzato a cavallo tra Sei e Settecento e decorato senza badare a spese, ma soprattutto con grande gusto. L’altare è ovviamente dominato da una “Pietà”, copia pregevolissima di quella dello Spagnoletto per la sagrestia della certosa di San Martino. Anche se la tela non è firmata, potrebbe essere dello stesso Pietro di Martino. Sul pittore c’è anche un curioso aneddoto. Racconta infatti Lorenzo Giustiniani nel suo famoso “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli”, che nel Settecento i “canonici” di San Mauro asserivano che fosse proprio di Casoria, dove in effetti il cognome De Martino è storicamente molto diffuso. Bernardo De Dominici, invece, nelle sue “Vite dei pittori napoletani” dice che è di Giugliano. Chissà chi ha ragione: d’altronde, De Dominici è famoso anche per le spaventose “cantonate” prese con la “Vita” dello Spagnoletto.

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