Nord e Sud/il pregiudizio: alla Feltrinelli si presenta ‘La palla al piede’

Si discute di antimeridionalismo alla Feltrinelli di via Roma, venerdì 26 ottobre (ore 18). Antonino De Francesco presenta il suo libro La palla al piede: Una storia del pregiudizio antimeridionale (Feltrinelli, pp. 256, euro 17) insieme allo storico  Luigi Mascilli Migliorini. Al libro ha dedicato una bella recensione il direttore Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno, sottolineando: «come un vigile che si materializza nell’ora di punta o un poliziotto che sopraggiunge nel vivo della rissa, dopo le polemiche sugli afrori dei napoletani, dopo le dispute sul bidet dei Borbone e sulle fogne dei Savoia, mai libro è arrivato più puntuale».

Giudizio tanto sommario quanto inconcludente, l’antimeridionalismo nulla toglie e molto (purtroppo) aggiunge ai problemi dell’Italia unita, perché favorisce il declino nelle deprecazioni e permette alle rappresentazioni, presto stereotipate, di prendere il sopravvento. Ed è ovviamente anche un discorso eversivo, perché corre sempre a rimettere in discussione il valore stesso dell’unità italiana.

IL LIBRO  ripercorre la storia largamente inesplorata della natura politica di un pregiudizio che ha condizionato 150 anni di vita unitaria e che ancora surriscalda il dibattito in Italia. Si parte dal 1848: per il movimento risorgimentale il Mezzogiorno rappresentò una terra dal forte potenziale rivoluzionario; ma poi successivamente, con la tragedia di Pisacane a Sapri e le modalità stesse del crollo delle Due Sicilie, quel mito si trasformò in un incubo: le regioni meridionali parvero, agli occhi della nuova Italia, una terra indistintamente arretrata, dove il passatismo e la superstizione incrociavano la violenza del brigantaggio. Nacque così un’Africa in casa, la pesante palla al piede che frenava il resto del paese nel proprio slancio modernizzatore.

Nelle accuse si rifletteva una delusione tutta politica, perché il Sud si era rivelato una polveriera reazionaria. Per dare forma a questa disillusione si fece ricorso a quanto la tradizione culturale da tempo metteva a disposizione, ossia una serie di stereotipi e luoghi comuni che, sin dal ‘700, avevano presentato il Mezzogiorno quale un mondo esotico e antropologicamente diverso. Si recuperarono le immagini del meridionale opportunista e superstizioso, nullafacente e violento, nonché l’idea di una bassa Italia popolata di lazzaroni e briganti, comunque arretrata, nei confronti della quale una pur nobile minoranza nulla aveva mai potuto. Lo stereotipo si diffuse rapidamente, anche tramite opere letterarie, giornalistiche, teatrali e cinematografiche, e servì a legittimare vuoi la proposta di una paternalistica presa in carico di una società incapace di governarsi da sé, vuoi la pretesa di liberarsi del fardello di un mondo reputato improduttivo e parassitario.

Le concrete difficoltà del Meridione sarebbero spesso rimaste in disparte, cancellate da un discorso pubblico dove l’antimeridionalismo era funzionale a scelte ideologiche, anche di segno opposto, che suggerivano sempre una drammatica contrapposizione tra Sud e modernità.

LINK: la recensione di Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno > http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2012/25-ottobre-2012/sud-una-palla-piede-2112409898344.shtml

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