Il paradosso dell’editoria napoletana, De Giovanni rilancia il dibattito

«Caro editore, perché mi fai emigrare?»: è l’intervento con cui di Maurizio De Giovanni rilancia sulle pagine del Mattino il dibattito (impantanato) sui limiti dell’editoria napoletana. Lo scrittore sottolinea il paradosso di una regione, la Campania, che a fronte di tanti autori – «forse mai così tanti» – non riesce a produrre, attraverso i suoi editori e agenzie letterarie, nemmeno uno dei primi cinquanta scrittori italiani: «come se in presenza di un immenso giacimento di diamanti non ci fosse nemmeno un minatore, e lo si lasci saccheggiare da altri».

La “Repubblica delle Lettere” napoletana è, mai come in questi anni, straordinariamente affollata e feconda. De Giovanni parte citando alcuni degli autori di romanzi e saggi che vivono o hanno origini campane, molti dei quali «frequentano abitualmente i primissimi posti delle classifiche di vendita: basti pensare a Raffaele La Capria, Erri De Luca, Diego De Silva, Valeria Parrella, Roberto Saviano, Pino Montesano, Antonella Cilento». «E potrei continuare molto a lungo» spiega l’autore del fortunato Commissario Ricciardi, perchè «nel tempo si sono aggiunti, e si continuano ad aggiungere, esordi straordinari dal punto di vista dell’impatto editoriale, come quelli di Raffaele Cantone, Pino Imperatore, Angelo Petrella, Stefano Piedimonte, Patrizia Rinaldi, Davide Morganti». Ma non basta: «Molti ancora, e qui dovete fidarvi, sono appena alla soglia e promettono grandissime cose a breve: segnatevi i nomi di Marco Marsullo, Nando Vitali, Luigi Romolo Carrino».

Il problema è che «quasi nessuno di questi autori, se non con piccole cose che hanno il sapore dell’elargizione più che del progetto, pubblica con case editrici della città». Anche se le vendite non sono sempre segnale di qualità, spiega De Giovanni «non ricordo un titolo di un editore campano nei primi dieci (o venti) in classifica». E lancia un’inevitabile stoccata al mondo della distribuzione che «con le sue regole astruse, infide e indefinite, è un ostacolo sul quale si infrangono molti intelligenti e validi programmi editoriali».

Napoli ha un panorama editoriale di straordinarie potenzialità, che in passato ha partorito autori di rilevanza internazionale. «Pironti, Guida, Colonnese hanno fatto la storia della letteratura italiana fino a (troppi) anni fa»; e poi ci sono le esperienze di «validissimi professionisti» come l’Ancora del Mediterraneo che «lottano controcorrente per far sentire la propria bella voce»; e poi, ancora, le giovani case con progetti di grande interesse: Cento Autori, Rogiosi, Ad est dell’equatore.

Eppure, l’editoria campana non riesce a decollare, come invece è avvenuto in Sicilia e in Calabria: «Nessun editore campano riesce a procurarsi e stanziare le risorse necessarie per portare un titolo ai livelli massimi nazionali, e gli scrittori della regione si trovano davanti a proposte dei grandi gruppi» dice De Giovanni. Ma se da un alto è vero, che i grandi editori nazionali dispongono di grandi risorse «come si spiegano Sellerio a Palermo, Laterza a Bari, Il Maestrale a Cagliari, Rubbettino a Soveria Mannelli?». La sola Sellerio è stata capace di portare Camilleri, Carofiglio, Malvaldi ai primi posti delle classifiche: «non è un modello replicabile anche alle nostre latitudini?».

Il bisogno di nuove strategie (e di abbandonare la pratica-piaga dell’editoria a pagamento). De Giovanni inquadra perfettamente il problema: «Tra un testo, romanzo o saggio che sia, e il libro che ne deriverà c’è una grossa differenza. Una differenza fatta di progetti grafici e distributivi, di comunicazione sui quotidiani nazionali, di partecipazione a trasmissioni televisive e radiofoniche, di presenze ai festival e ai premi letterari importanti. Cose che costano, d’accordo: ma alla base dell’imprenditoria c’è appunto l’impiego di risorse. Invece in Campania molti che si definiscono editori hanno come cliente pagante l’autore, e speculano sul sogno di pubblicazione invece di svolgere una sana attività di scouting».

Citazioni tratte da: M. De Giovanni, Caro editore perchè mi fai emigrare», «Il Mattino», 9 ottobre 2012.

3 commenti

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3 risposte a “Il paradosso dell’editoria napoletana, De Giovanni rilancia il dibattito

  1. CARO AUTORE PERCHE’ MI VUOI FARE EMIGRARE?

    L’intervento di Maurizio De Giovanni sarebbe stato sicuramente più completo e avrebbe dato di una fetta dell’ editoria napoletana emergente, in grande movimento e crescita, un’immagine più vera se non si fosse dimenticato di citare la produzione di un giovane editore di soli 24 anni, Antonio Pisano, che nonostante le mille difficoltà di ogni natura in cui si dibatte, nei suoi quattro anni di esistenza non ha mai chiesto un euro a chicchessia per pubblicare un libro. Antonio Pisano Editore ha pubblicato, tra gli altri, lavori che hanno fatto vedere Napoli sotto una luce del tutto inedita, veri e propri “unica”, apprezzatissimi non solo a Napoli (a Milano li hanno ritenuti, bontà loro, “da premio Nobel”). E’ strano, molto strano che il De Giovanni ignori questa realtà, che quelli che si interessano veramente di cultura non ignorano affatto. Egli però non ignora altre realtà. Quelle ad esempio per le quali egli scrive e che puntualmente cita (mi si scusi se il collegamento è una svista dello scrivente). Constatare cose di tal fatta, queste sì, fanno venire la voglia a un giovane editore di emigrare. Ma abbiamo i nervi saldi, siamo testardi, e poi amiamo il nostro territorio. Da qui non ci muoveremo. Sono in cantiere altre straordinarie novità su Napoli e i Campi Flegrei ancorate a un discorso di valenza internazionale. Speriamo che la loro uscita farà piacere al sig. De Giovanni. Parla inoltre il De Giovanni di premi, classifiche e quant’altro riguardo ai libri pubblicati. Noi – ci scusi la franchezza – pur considerandole non prive d’importanza, non gli diamo eccessivo peso, e ricordiamo che l’Asinus aureus, il Gargantua et Pantagruel etc. etc. non parteciparono mai ad alcun concorso per avere il bollino blu ed oggi si stampano ancora. Ecco, noi pensiamo non all’effimero, ma a ciò che dura. Soprattutto nel campo della narrativa purtroppo non ci facciamo illusioni, ma anche in questo campo ci stiamo provando, sperando nel nostro piccolo (per adesso) di portare alla ribalta qualche talento che duri. (N.B. – Lo scrivente non ha avuto modo di leggere l’art. del Mattino in cui l’intervento del De Giovanni è stato riportato integralmente. Qualora le omissioni qui rilevate lì non ci fossero, si prega di scusarci. Come non detto.). Saluti cordiali.

    Francesco Pisano,
    per conto di Antonio Pisano Editore,
    di cui è coordinatore pubblicazioni e iniziative culturali

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