C’è anche la “CAM Art War” di Antonio Manfredi a dOCUMENTA(13) 2012

Sbarca al  dOCUMENTA(13) – forse il più importante appuntamento di arte contemporanea al mondo – CAM Art War, la protesta trasformatasi in opera d’arte di Antonio Manfredi che da mesi (fino allo stop recentemente imposto dal Ministero) ha mandato letteralmente in fumo decine di opere d’arte del Casoria Contemporary Art Museum, da lui fondato e diretto, ma al collasso per la mancanza di fondi destinati alla promozione culturale. A SHE S è il titolo della performance, che si svolgerà giovedì 19 luglio (ore12-13) in una piccola casa della zona industriale abbandonata alle spalle della stazione di Kassel, una delle location di dOCUMENTA(13) di quest’edizione 2012. La performance comincerà precisamente alle 12.00 e durerà esattamente 60 minuti. Miriam Wuttke sarà la sola performer dell’installazione allestita all’interno e all’esterno della casa e metterà insieme pezzi della sua serie “HOME-LAND-LUXURY” e del concept sviluppato per dOCUMENTA(13). Verrà proiettato un video di 60 minuti di  Antonio Manfredi su sé stesso, l’artista italiano nonché direttore del museo di arte contemporanea che ha dato inizio alla CAM Art War e che ha partecipato allo sviluppo dell’installazione. La musica è dell’artista Veronica Mota di Berlino che realizzerà un pezzo di 60 minuti correlato ai movimenti e ai gesti della performance e delle immagini del video di Antonio Manfredi. I visitatori potranno entrare nella casa ma anche assistere alla performance dall’esterno di essa e saranno invitati a ricevere un ricordo che gli verrà consegnato al termine dei 60 minuti.

Il video, il suo significato. Antonio Manfredi, artista, direttore museale e ideatore del CAM Art War, siede nel suo desolato museo nella periferia di Napoli su una sedia scura, la schiena verso un muro bianco e vuoto, davanti a lui un mucchio di cenere e pezzi d’opere d’arte bruciati. Dipinti sgretolati, tele sciolte, immagini perse, nessuna parola. Perché ha dato inizio al rogo delle opere della collezione del suo museo? Lui la definisce una guerra. La sua arma, il fuoco, è portatore di distruzione, il mucchio di cenere è il suo materiale e la sua dichiarazione manifesta. L’immagine del fuoco che divora un’opera d’arte contemporanea riconosciuta e apprezzata scatena domande e sconcerto in tutti noi, creatori e fruitori. A prima vista, sembra essere un metodo forte atto a realizzare nient’altro che distruzione e sgomento pubblico. Soppesando con più attenzione, però, esso riflette ciò che stiamo comunque piegando intenzionalmente ai dittatori del mercato: Bruciare i nostri contenuti. Bruciare la nostra storia. Bruciare la nostra eredità individuale, la nostra ricchezza culturale, il nostro orgoglio, le nostre anime. Infine, l’implicazione significativa nel porre risalto al processo di decomposizione è l’ ideache sta dietro l’oggetto materiale. Diventa valore comune nel momento in cui viene documentata, comunicata e discussa apertamente. In questo modo, le ceneri e il materiale che restano, rappresentando l’idea del valore comune che sta dietro l’atto di distruzione, diviene fertilizzante e simbolo di cambiamento e ricostruzione. Colpendo la normale gerarchia e coerenza tra vittima e carnefice, l’atto diviene sabotaggio di un sistema chiuso e conservatore. L’aspetto umano e individuale di tale gesto è il processo di trasgressione, un gesto che muove contro una  immobilità isolata, che attraversa un limite imposto al fine di vincere una paura inesistente che ci viene imposta.

dOCUMENTA(13) è la mostra quinquennale più importante del mondo che che si svolge dal 9 giugno al 16 settembre 2012. Dislocata in otto sedi principali della città è stata inaugurata nel 1955 da Arnold Bode, la manifestazione è stata pensata all’inizio come un segno di rinascita in una città rasa al suolo nel secondo conflitto mondiale, in quanto sede principale della produzione bellica della Germania nazista. Il taglio eclettico e l’apparente disordine, dimostrano quanto questa edizione è connotata da continue sorprese e progetti imprevedibili, che danno sfogo alla sperimentazione artistica contemporanea e alle forme di immaginazione che esplorano l’impegno civile e la vita di relazione. Per 100 giorni, oltre 300 artisti da 55 paesi, si riuniscono per presentare le loro opere, ma non solo, anche per esprimere le loro idee nei campi dell’arte, della politica, della letteratura, della filosofia e della scienza. In più occasioni, la curatrice, Carolyn Christov-Bakargiev ha sottolineato che ciò che maggiormente le interessa mettere a fuoco, non sono temi prestabiliti o tagli curatoriali, bensì la cultura in generale, la storia, le idee, l’energia e la sostenibilità. E non ultimi, portare in rilievo realtà politiche estreme.  Secondo Christov-Bakargiev “non si tratta di una mostra d’arte. La cosa migliore che l’arte può fare è non dare certezza ma incertezza e porre domande – deve porre dei dubbi vertiginosi su cosa in effetti l’arte può essere. Credo che l’arte sia una forma di ricerca che ha una stretta relazione con la società. […]“.

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