Feltrinelli Pomigliano, Cammarata presenta il romanzo “Quelle mani”

Carmela Cammarata presenta il suo nuovo romanzo, Quelle mani, alla libreria “La Feltrinelli Point” di Pomigliano d’Arco, presso il polo culturale “La Distilleria” (via Roma, 281), giovedì 26 aprile alle ore 18:30Apprezzato da Ivan Cotroneo, Quelle mani è il secondo romanzo della Cammarata, napoletana, classe 1956, seducente e coraggiosa voce della narrativa al femminile che ha esordito nel 2010 con “I santi padri”. Interviene con l’autrice Angela Uliano, componente delle Commissioni Pari Oppurtunità di Provincia di Napoli e Regione Campania, e presidente dell’associazione contro la violenza su donne e minori “Ali d’angelo”.

IL LIBRO: Zlata ha investito tutta la sua vita per la riuscita dei figli. L’ha controllata, centellinata, supervisionata. In una famiglia matriarcale, in cui il marito non conta niente, Zlata ha tutto sotto controllo, da sempre. Persino quando arriva il nano, sa dove metterlo e come farlo fruttare. Ma arriva lei un giorno, e si capisce subito che non può nulla contro quella puttana, contro quella odiosa che le ruba il figlio. Bella, nera ed eccitata. Le tenterà tutte e rischierà di farcela, pagando un caro prezzo. Con una scrittura seducente e coraggiosa, Carmela Cammarata regala ai lettori il respiro ininterrotto di una novella crudele e amara.

Per IVAN COTRONEO: L’intensità di Quelle mani, secondo romanzo di Carmela Cammarata, è tutta nel personaggio di donna che lo domina e lo investe con la sua forza: Zlata. Madre, moglie, amante, ormai in là con gli anni e costretta in un letto a fare i conti con la vita, chiedendo aiuto, o meglio approvazione incondizionata, a un prete cui racconta le battaglie che ha combattuto nella sua esistenza. E le battaglie della vita di Zlata sono state tante, e tutte sofferte. Con una fondamentale caratteristica: sono state tutte battaglie combattute dalla parte del Torto Assoluto. Egoista, avida, passionale, spietata, malevola, religiosa, bigotta e capacissima di azioni immorali (per le quali è pronta a trovare una sua morale completamente distorta e malefica), Zlata ha attraversato la vita impastando i suoi giorni con il Male, sempre pronta però a difendere le sue scelte e talvolta le sue atrocità dietro il paravento del buon senso, della discrezione, di una presunta ragionevolezza. Una figura, quella di Zlata, che costringe il lettore a fare i conti con il male mascherato da mellifluo bene, con la morbosità camuffata da amore materno, con il pregiudizio e il razzismo mascherati da buonsenso. Esecrabile, questa Zlata, eppure così spaventosa, e così intensa, e così difficile da scacciare via lontano da noi. Perché ci ricorda molto: del mondo in cui viviamo e non vorremmo vivere, di persone che abbiamo incontrato e non avremmo voluto conoscere, e soprattutto dell’anima nera che alberga in ognuno di noi e che ci ripugna. Così le atrocità commesse da Zlata, per cui non può esistere comprensione o perdono, in questo romanzo come nella vita, diventano non solo le colpe di una persona folle, ma la follia tutta di un mondo che non accetta di essere messo in discussione quando insegue le ragioni della convenienza personale. È qui la forza di Quelle mani, nella creazione di un personaggio che non ti lascia, la cui malvagità ostentata e quasi vanitosa ti si attacca addosso come la gramigna, e si ha la sensazione che sia molto più vicina di quanto si immagini.

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