Addio a Nicola Pugliese, mitico autore di Malacqua, piccolo capolavoro del 900

GP. Ancora una volta ha lasciato tutti con un palmo di naso: a 68 anni, troppo presto, Nicola Pugliese se ne è andato, è salito sulla “Nave nera” di uno dei suoi racconti. Giornalista e scrittore, resterà per sempre l’autore di un solo, unico, mitico, romanzo su Napoli: Malacqua. Da tempo Pugliese aveva lasciato Napoli. Viveva ad Avella, un piccolo paese ai piedi dell’Appennino dove stamattina si celebrano i suoi funerali, e dove venni a scovarlo diversi anni fa. Avevo letto Malacqua e ne ero rimasto folgorato. Da quell’incontro nacque l’idea della mia (tardiva) tesi di laurea e un paio di saggi, ma soprattutto nacque un’invidiabile amicizia:

invidiabile perché essere amici di Pugliese non era per niente facile, visto quant’era diffidente, “sfastriuso” e testardo. Non gliel’aveva fatta buona nemmeno a Calvino, che a metà degli anni Settanta aveva avuto da ridire sulla prima bozza di Malacqua: o così, o niente, gli disse. E alla fine uscì per Einaudi questo racconto di “Quattro giornate di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario”, una “storia di storie” da subito avvicinata ai “Cent’anni di solitudine” di Marquez. Era il 1977, e Pugliese non sapeva che di lì a qualche anno si sarebbe bruscamente interrotta la sua carriera di giornalista, cominciata molto tempo prima al “Roma”. Nel giornale di Achille Lauro Nicola era entrato giovanissimo, perché suo padre Antonio, anche lui giornalista, era un fedelissimo del comandante. Lo mise a lavorare per togliergli dalla testa certe strane idee, come quella di imbarcarsi marinaio su un mercantile. Fu così, che il suo mestiere divenne quello di scrivere, e quando col passare degli anni cominciò ad annoiarsi della cronaca, del giornale e di tutto il resto, decise che era venuto il momento di scrivere per divertirsi. Pugliese buttò giù l’intero romanzo in 45 giorni, nell’autunno del 1976. Era rimasto colpito dalla lettura di un libro uscito l’anno precedente, l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, un monumento letterario del Novecento italiano, che lo influenzò non poco nella definizione del suo originalissimo stile di scrittura. Ma con Malacqua gli riuscì soprattutto un’alchimia unica, di racchiudere in un libro la storia e il destino di una città, Napoli, che poi sono anche la storia e il destino di una umanità che si interroga, e attende e spera, e nasce e muore: da sempre e per sempre. Mai più ristampato dopo la seconda edizione del 1978, il romanzo è da oltre trent’anni oramai introvabile. Nonostante gli appelli di recensori appassionati (Perrella, De Core, Lombardi) e i tentativi di Tullio Pironti e di qualche altro editore; come la ” Compagnia dei Trovatori”, che è riuscita a spuntarla nel 2008, ma pubblicando solo la raccolta di racconti “La Nave Nera”. Anch’io ho tentato, insieme a Peppe D’Avanzo: volevamo cercargli un editore importante, e pensavamo di sollevare un po’ di dibattito con un documentario. Io l’intervista a Pugliese l’ho anche fatta, ma Peppe purtroppo non l’ha potuta più vedere, perché se ne è andato all’improvviso, e poi non se ne è fatto più nulla. L’ultima opera di Pugliese è un pezzo teatrale, si intitola “Rainaldo II”. Voleva pubblicarlo e passarlo al fratello Armando, che fa il regista, per portarlo in scena. Gli occhi di Nicola erano malati, e per questo l’aveva registrato e me l’aveva affidato per trascriverlo: questo gesto di fiducia non potrò certo mai dimenticarlo, così come le lunghe chiacchierate al bar nella piazza di Avella, dove il posto di Pugliese, da oggi, è rimasto vuoto.

1 Commento

Archiviato in Libri, protagonisti

Una risposta a “Addio a Nicola Pugliese, mitico autore di Malacqua, piccolo capolavoro del 900

  1. a. de stefano

    E’ mai possibile che un grande romanzo come quello dello scrittore Pugliese non si trovi ? Speriamo che la Einaudi lo metta al più presto in circolazione.

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