Fuoco su Napoli, storia di distruzione e speranza (per chi l’avesse perduta)

 «Nessuno ha raccontato Napoli, la sua deriva e il suo riscatto, come in questa grande storia d’amore e di stupro» ha scritto Raffaele La Capria: proprio questi sentimenti contrastanti, l’amore-odio per la bella e corrotta Parthenope sono il filo conduttore che anima Fuoco su Napoli, il libro con cui Ruggero Cappuccio (classe 1964) ha vinto il Premio Napoli 2011. Per chi ancora non lo conoscesse, ecco un invito alla lettura con la recensione di FoDeRo.

«Al massimo tra cinque mesi Napoli finirà di esistere, al massimo tra cinque mesi Napoli non ci sarà più». Una violenta eruzione dei Campi Flegrei distruggerà la città in un inferno di acqua e di fuoco: questo il verdetto ineluttabile degli otto maggiori esperti del mondo riuniti all’Osservatorio Vesuviano, «più che otto vulcanologi, otto padreterni». Un mese. Un mese è il tempo che Diego Ventre, affascinante avvocato penalista napoletano e volto pulito della camorra, chiede prima che la notizia sia diffusa. Trenta giorni per poter vendere e comprare immobili strategici al suo piano di rifondazione della città: è questa infatti l’occasione per far risorgere una nuova Napoli, purificata dalle persone e dalle violenze che l’hanno devastata per secoli.

Questo è lo scenario in cui si muove freddo ed ambiguo Diego Ventre, destreggiandosi tra imprenditori, politici, camorristi, mondanità alto-borghese, «play» poco puliti e fantasmi di un passato tormentato, incontrando situazioni e personaggi che incarnano le passioni e i vizi umani più profondi. Ma anche una vita così piena di ombre ha la sua Luce. Nel caso di Diego si tratta di Luce di Sangrano, giovane e bellissima discendente di una nobile famiglia in decadenza, voce e anima incontaminata della città, che resta attratta da quest’uomo colto e protettivo, ma anche pieno di misteri, verso il quale nutre emozioni contrastanti, perché in fondo «le emozioni sono…  diciamo sono quando capisci che le cose delle quali hai paura sono le cose che ami».

Fuoco su Napoli non è però solo la controversa storia d’amore di Diego e Luce, ma soprattutto una storia d’amore per Napoli; la città del mentre dove tutto è possibile; la città del tempo e del controtempo «che correva quando tutto il mondo andava piano e andava piano quando tutto il mondo correva»; la città della perenne lamentazione autoconsolatoria; della camorra ma anche del falso perbenismo della politica dove nulla è mai tutto bianco o tutto nero; la bella donna sfigurata dal tempo che per vergogna ormai non si specchia più; il corpo massacrato, smembrato e disperso in mille pezzi come quello di Osiride, ricomposto per amore dalla sua amante, la dea Iside. Allo stesso modo, oltre la fame di affari di Diego, c’è l’amore per questa città, c’è la speranza che anche il corpo di Napoli possa essere rianimato e composto in un unica carne. E non è un caso che in mezzo a tutta questa devastazione l’unico seme di speranza sia affidato alla fine proprio a Luce e alla vita che porta in grembo.

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