Ghirelli, dall’ultima intervista alle prime righe della nostra amicizia

GP – Penso di essere uno degli ultimi che ha intervistato Antonio Ghirelli. Con Aldo Zappalà volevamo fare un documentario per “La Storia siamo noi”, e così abbiamo passato alcuni giorni insieme, a registrare le nostre lunghe conversazioni. Come tante altre volte, con cortesia e garbo, con la sua simpatia, Antonio ci ha accolti nel suo studio, nella casa di via Flaminia, raccontandoci aneddoti di novant’anni di vita. Come quella volta che fu invitato ad Arcore, e il Cavaliere gli chiese: “Ghirelli, lei dovrebbe presentarmi una trasmissione”. E lui: “Veramente, presidente, io non sono un presentatore, ma un modesto giornalista”. Modesto lo era di carattere, Ghirelli, ma come giornalista era un grande professionista.

“Sono stato fortunato”, diceva: fortunato a nascere a Napoli, e frequentare il Liceo Umberto dove ho incontrato Raffaele La Capria e Patroni Griffi, Franco Rosi e Giorgio Napolitano. Una generazione di fuoriclasse: “Erano gli anni del fascismo, ma i nostri professori tenevano accesa la speranza attraverso l’esempio della storia risorgimentale”.

Poi venne la guerra, e partì con La Capria. A Tramonti, sulla costiera amalfitana, sulla soma di un mulo portò le munizioni ai partigiani che avevano preso le armi contro i Tedeschi. Dopo l’armistizio trovò un lavoro con gli Americani, che attraverso la radio combattevano la loro “guerra psicologica”. Alla radio assunse Enzo Biagi a Bologna, e insieme diedero l’annuncio della fine della guerra. E fu sempre alla radio, ma a Napoli, che conobbe la donna che diventerà sua moglie, la compagna di una vita scomparsa solo pochi anni fa, che Ghirelli raccontava con infinita dolcezza: “ricavò il vestito di sposa da un paracadute”. Insieme arrivarono nella Milano del dopoguerra per lavorare all’Unità, e il padrone di casa si raccomandò tanto: “questo è un buon quartiere, ma state attenti ai napoletani”.

Da comunista, Ghirelli lasciò il partito dopo i fatti di Ungheria per passare al PSI, ma fu sempre anche un sincero ammiratore dei democristiani: “una generazione irripetibile di statisti purosangue”. Al Quirinale con Pertini, poi a Palazzo Chigi con Craxi: “due uomini diversissimi, due generazioni diverse; ma entrambi a loro modo coraggiosi, capaci di lasciare il segno in un’epoca”. Tra i compagni di partito, un grande amico che con la sua scomparsa gli regalerà un grande un dolore: Alighiero Noschese.

E poi c’è Napoli, a cui Ghirelli ha dedicato tanti titoli, dalla “Napoli sbagliata” tra le due guerre, con la bellissima prefazione di La Capria, ad un classico di Einaudi come la sua “Storia di Napoli”, all’ultimo libro, intitolato proprio “Una certa idea di Napoli”. Questa città amata e odiata, come da tutti i napoletani. “Prendi il coraggio con due mani e vai via da Napoli, restando dove sei invecchierai inesorabilmente prima del tempo”: con commozione rileggo questo biglietto inviato ad un giovane cronista di provincia. Sono le prime righe della nostra amicizia. Grazie, Antonio. Ciao.

Lascia un commento

Archiviato in protagonisti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...