Tansillo, finalmente la nuova edizione critica delle Rime: in campo Università “Federico II” e città di Nola

Procede spedita l’edizione delle opere poetiche di Luigi Tansillo, e Napoli riscopre un vero protagonista del Cinquecento, che non fu solo quell’oscuro secolo guerra peste e carestia che separa il medioevo dall’età moderna. Dopo i “Capitoli giocosi e satirici”, pubblicati l’anno scorso nel cinquecentenario della nascita del poeta, esce per Bulzoni il secondo e più importante dei volumi: le Rime. Oltre mille pagine divise in due tomi, la bella edizione fa parte della collana “Europa delle corti”, ed è curata da Tobia R. Toscano che insegna letteratura italiana alla “Federico II”, insieme ad Erika Milburn e Rossano Pestarino.

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Gli studiosi ricostruiscono finalmente la vicenda letteraria di questo Canzoniere che non può essere chiamato Canzoniere: perché il suo autore, diviso tra l’esercizio poetico e la guerra (Tansillo era nell’esercito personale del viceré Pedro di Toledo), perseguitato dai casi della storia e della vita, non riuscì o forse non volle, adattare la sua raccolta al monumentale modello Petrarchesco. Eppure, ed è questa la scoperta, Tansillo a metà del Cinquecento fu letto e imitato più di Petrarca. I grandi spagnoli, Garcilaso de la Vega e Juan Boscàn, conoscevano bene, e prima che fossero pubblicati nelle antologie italiane, i versi del nostro poeta-soldato, don Quijote antelitteram, abile più d’ogni altro italiano nella canzone e nel madrigale, toccando temi vari e talvolta curiosi, dai soldati trucidati in battaglia, alla commemorazione di una nana di compagnia; che ama gentilmente, sapendo che amare è rischioso come il volo di Icaro, e che avvicinandosi troppo si rischia di precipitare.

Inseguendo i manoscritti in Spagna, Toscano è riuscito finalmente a ricostruire le “raccolte d’autore” create dallo stesso Tansillo, e dopo anni di studio ci presenta finalmente le Rime in nuclei coerenti, non più ordinate con principi meramente tematici o cronologici. Sorprende la precocità dell’opera tansilliana: la sua officina poetica si ferma sostanzialmente nel 1550, quando si sposa. E se pure pensa di preparare un’edizione, viene bruciato sul tempo dal canzoniere di Della Casa, che esce nel ’58. L’anno dopo Tansillo riceve il colpo di grazia, con la rubricazione nell’indice dei libri proibiti, a causa dei versi un po’ lascivi del poemetto “Il vendemmiatore”. Ma la fortuna dei sonetti pubblicati nelle antologie veneziane riesce a superare la censura, facendo di lui un autore a lungo apprezzato, e non solo in Italia. Nella riorganizzazione storiografica post-unitaria, Tansillo resta però vittima di un ingiusto quanto generico giudizio negativo sulla poesia del Cinquecento: ombre che gli studiosi sono impegnati a dissipare attraverso questa appassionante riscoperta.

Il progetto, sotto l’egida dell’Università Federico II, è sostenuto dalla biblioteca di Teano e dalla città di Venosa, ma soprattutto dal Comune di Nola. I Tansillo erano infatti nolani. E proprio qui i curatori hanno scelto di presentare il loro lavoro, con il filologo Andrea Mazzucchi e il critico Amedeo Quondam, nella suggestiva cornice della chiesa dei Santi Apostoli, sabato 17 dicembre, alle 17.

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