La camorra tra storia e romanzo: i reportage di Alexandre Dumas

camorradumas2Escono finalmente anche in Italia gli scritti sulla camorra di Alexandre Dumas  recuperati dallo studioso Claude Schopp, e pubblicati l’anno scorso in Francia da La Librairie Vuibert nel volume La Camorra et autres recits de brigandage. Sempre a cura dell’esperto del grande romanziere, Donzelli propone La camorra e altre storie di briganti (pp. 326, euro 30), in cui Dumas analizza da lucido osservatore le cause del brigantaggio, descrivendo il fenomeno della camorra come «la più eclatante manifestazione di arretramento mentale» del Regno delle Due Sicilie.

Il libro. Nel 1860, dopo aver raggiunto l’amico Giuseppe Garibaldi a Palermo, e aver seguito e accompagnato l’impresa dei Mille fino a Napoli, Dumas si ferma per ben tre anni nella città partenopea. Da lì, nella sua infaticabile attività di cronista e narratore, scriverà migliaia di pagine, da destinare sotto forma di corrispondenze alle riviste parigine, o di racconti agli editori di mezza Europa. In esse, la passione per la narrazione si sposa con il sostegno militante a favore delle forze che, finalmente, stanno sconfiggendo i Borboni nel Sud. E sono i Borboni, in prima persona, attraverso le loro decennali pratiche di malgoverno, i principali sostenitori, quasi si potrebbe dire i capi occulti, dei grandi fenomeni criminali che attraversano la capitale del vecchio regno meridionale e tante parti delle sue campagne. Ma anche la Chiesa ha un ruolo non marginale nel diffondersi e radicarsi del brigantaggio, favorito e incoraggiato dal livello di corruzione toccato da alcuni esponenti del clero.

In questo volume sono raccolti gli scritti che Dumas dedicò alla camorra napoletana e al brigantaggio meridionale: sono pagine in cui l’abile penna dello scrittore francese si esercita su una materia che ha tutte le caratteristiche per esaltare il suo estro narrativo. I ritratti dei più celebri e temuti briganti sono all’altezza dei più noti personaggi dei suoi romanzi; al tempo stesso, un robusto spessore di «verità», sorretto da un solido utilizzo di fonti di prima mano, fa di questi scritti una straordinaria «inchiesta» ante litteram. Siamo alle origini di una discussione sui caratteri della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia, che a distanza di 150 anni non cessa di interrogare le coscienze di chi vorrebbe estirpare una volta per tutte quelle piaghe.

Il libro è frutto dell’intuizione e del talento di investigatore di Claude Schopp, che ha rintracciato i frammenti dei testi di Dumas negli archivi della Biblioteca dell’Istituto di Francia a Parigi, a Napoli e a Praga. «Dumas accenna a questi articoli e racconti in alcuni suoi scritti e quindi io sapevo dell’esistenza di questi testi perduti. Così mi sono messo a investigare e grazie anche alla collaborazione di un amico di Napoli ho potuto avviare la ricerca che mi ha condotto al primo troncone – ha raccontato Schopp – Altri manoscritti sono riuscito a ritrovarli nella Biblioteca Nazionale di Praga, dopo aver appreso che là erano arrivati per donazione della figlia di Dumas».

dumas

Alexandre Dumas (1802-1870) è stato il maestro del romanzo storico e d’avventura. Da qualche anno rivive in Francia una stagione di riscoperta che, grazie alla paziente cura di Claude Schopp, sta riportando alla luce alcuni dei suoi capolavori rimasti nell’ombra in seguito al successo schiacciante dei più noti Tre moschettieri, Il conte di Montecristo e tanti altri. Di Dumas, sono usciti per Donzelli La guerra delle donne e Sylvandire. Les Frères corses; uscito per la prima volta in rivista nel 1844 ed  entrato solo di recente tra i capolavori dumasiani (l’ultima edizione italiana precedente risale agli anni trenta del Novecento).

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